Era da un anno che volevo provare questo famoso “canyoning“, mi affascinava l’idea di discendere a corpo libero un piccolo torrente di montagna, e finalmente una settimana fa mi sono tuffato (nel vero senso della parola) in quest’avventura. Sai cosa ho scoperto?
Che il torrentismo è una figata pazzesca!
Cioè, è una sfida (molto piacevole e divertente) tra te e la natura. Non è come il rafting dove hai altri 5 compagni che ti aiutano a gestire il gommone. È un rapporto diretto tra te e il fiume, le rocce, i massi, l’acqua, l’ambiente… è grazie alle tue forze che riuscirai a discendere il corso d’acqua superando i molti ostacoli presenti durante il percorso, un vero toccasana per l’autostima. Scoprirai di avere delle risorse che neanche immaginavi di possedere.

Nella pratica, l’attività di canyoning consiste nella discesa a corpo libero (con muta, casco, salvagente e imbragatura) di piccoli corsi d’acqua, solitamente attraverso strette gole scavate nella roccia e con una buona pendenza. Gli ostacoli principali sono quindi piccole cascate, laghetti, attraversamenti, scivoli naturali, massi. E come si superano? Beh, semplicemente tuffandosi da altezze variabili (dai 3 mt fino a 12 mt o più) come veri marines, scivolando come dei bambini negli scivoli naturali (e piccole cascatelle), arrampicandosi in sicurezza sfruttando le corde del percorso attrezzato, lasciandosi trasportare dalla corrente del corso d’acqua, facendosi calare con la corda dalle guide come si vede fare nei documentari di alpinismo… il tutto sempre in sicurezza e a misura d’uomo, o meglio, di persona normale proprio come me e te (no, non sono un marines né il figlio di Bear Grylls).
Il canyoning è adrenalina, è azione, è divertimento, è mettersi alla prova, è godersi paesaggi stupendi, è tornare bambini e sì, lo ammetto, è anche l’acqua che ti entra nel naso se non lo tappi durante un tuffo. Insomma, è un’esperienza fantastica.
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Entrando un po’ più nel dettaglio dell’attività di torrentismo che ho fatto assieme ad altri 6 amici, ci siamo affidati a Monrosa Rafting, un ottimo centro per sport fluviali in Valsesia. Il luogo è immerso nella natura, sulle rive del fiume Sesia (è proprio attaccato), con tavoli e panche in legno per pic-nic o pranzi al sacco, bar, bagni, spogliatoi, docce, insomma, tutto quello che serve per trascorrere qualche ora in completo relax.
La struttura fornisce la muta, il casco, l’imbragatura e il salvagente. Volendo si può anche noleggiare la GoPro per riprendere l’escursione. Il tuo unico compito sarà quello di portarti da casa una maglietta termica (anche se è estate, non siamo al mare, l’acqua del Sesia è bella fredda), calzini, scarpe da trekking o con una suola non liscia (evita le Converse All-Stars) e magari anche dei guanti da palestra che potrebbero tornare comodi nei pezzi con le corde (ma io non li avevo, quindi non so). E se ancora non l’avessi capito, ci si bagna. Per cui anche il necessario per farsi la doccia al ritorno e un ricambio è cosa gradita.
Dopo la vestizione, ci hanno accompagnato in pulmino al punto iniziale dell’attività, a circa 15 minuti di strada. Qui ci ha atteso un breve briefing tenuto dalle due guide su cosa dobbiamo fare, come comportarci per trascorrere l’esperienza divertendosi in sicurezza, ed essere stati rassicurati sul fatto che i tuffi non sono obbligatori (si possono evitare passando su percorsi laterali).
Si parte.
Pronti via, un piccolo tuffo nell’acqua gelida. Nonostante la muta, lo sbalzo di temperatura rispetto ai 100° accumulati nel pulmino, si sente, eccome se si sente (ma solo all’inizio, poi ci si abitua). E poi giù, seguendo il torrente, camminando su sassi sommersi dall’acqua e non, prestando attenzione a rimanere in equlibrio aiutandosi con i massi circostanti, lasciarsi trasportare dalla corrente nelle zone dove l’acqua si fa più profonda, passare in spazi ristretti fino a giungere al primo vero salto. Un masso alto più o meno 3 metri. Pochi vero? E invece no, almeno, non lo sono se li si vedono dall’alto. Però tutti i miei amici sono in coda per saltare, non posso mica evitare il primo “saltino”, no? Così prendo coraggio, mi avvicino al bordo della roccia, faccio un bel respiro e salto tappandomi il naso. Dopo circa un’ora e mezza (così mi è parso) di vuoto sprofondo nel mini laghettino sottostante. Wow, che bella scarica di adrenalina!
Si prosegue fino ad un secondo salto, stavolta un po’ più alto ma con una difficoltà in più: per poter salire sul masso, bisogna tirarsi su dall’acqua con una corda. Impresa epica :)
Proseguiamo fino a trovare uno scivolo naturale (toboga), un vero e proprio scivolo che finisce in un laghetto sottoforma di cascata. Quindi mi metto all’inizio dello scivolo in posizione consigliata (con le braccia incrociate al petto) e mi faccio aiutare dalla guida per la spinta iniziale. Stupendo! Unico problema? Sarà l’inclinazione d’impatto con l’acqua, sarà la velocità, sarà che non avevo tappato il naso (più probabile :) ), ma non mi è mai entrata così tanta acqua nel naso. Ecco lo scivolo incriminato (purtroppo non ho fatto foto durante l’esperienza, per cui questo non sono io):

Altra tappa degna di nota, un’altro piccolo scivolo, ma questa volta ce lo hanno fatto fare al contrario, a testa in giù. Divertentissimo!
E poi è arrivata anche la parte che ho preferito di più: la calata da un masso con la corda. Cioè, hai presente i documentari dove gli alpinisti si calano dalle rocce con la corda, saltellando beatamente nel vuoto? Bene, la stessa cosa ma in versione light. La guida ha assicurato la corda al masso e controllava la discesa lasciando la corda lentamente, mentre io non ho dovuto fare altro che lasciarmi cadere nel vuoto di schiena, tenendo le cambe abbastanza tese e larghe, facendo dei piccoli passettini sulla parete verticale. Aspetta, forse non hai capito bene, io ero parallelo al suolo. Parallelo! :) È stato qualcosa di davvero emozionante.

Carina anche la camminata/arrampicata con corda dove abbiamo dovuto usare i moschettoni per assicurarci alla fune, un po’ come accade nel parco avventura.
E per finire, dopo un’altra bella calata con corda, l’ultimo salto di 12 metri, quello da veri uomini, che hanno fatto i veri uomini, cioè nessuno. Solo dopo, tornati al centro, parlando davanti ad uno Spritz, è uscito che se qualcuno lo avesse fatto, tutti gli altri l’avrebbero seguito. Ripeto, dopo uno Spritz.
Un’esperienza di circa 2 ore in acqua, adrenalina a mille, divertimento puro, stanchezza, soddisfazione.
Sicuramente da provare.
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Secondo me è un’esperienza adatta a tutti, dai bambini fino agli adulti. Durante la discesa ognuno potrà dosare le difficoltà secondo il proprio carattere (se vuole evitare i tuffi, li evita) e secondo il proprio ritmo. Lo eviterei nel caso di persone con difficoltà motorie e persone che soffrono di vertigini. Attenzione che ci sono percorsi di varie difficoltà. Per un primo approccio con il torrentismo, scegli quelli base.
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